



ultimi inserimenti:
|

 |
V
A L D I M E L L O T
R A D & B L O C
foto R.F. |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
Non troppo tempo dopo la nascita il bambino comincia a percepire
degli stimoli dall'esterno, comincia a vedere cose, a scoprire
il mondo. E comincia anche a muoversi. Prima goffamente a
quatro zampe, poi istintivamente capisce che anche se più
difficile può alzarsi su due gambe ed esplorare il
mondo più rapidamente. E allora cammina, corre, si
infila sotti i tavoli e poi ci sale sopra. E ppoi magari scopre
che riesce anche a saltare giù, e che se non si fa
male è divertente. Quando si è bambini non si
pensa tanto. Si fanno le cose perché piacciono, istintivamente,
e se un altro bambino ti vede fare una cosa e vuole farla
anche lui è perché la trova divertente e vuole
provare. E allora comincia il gioco, parte lo stimolo e i
bambini si spingolono l'uno con l'altro per trovare soluzioni
nuove a sfide sempre più complesse, che vanno dal correre
più veloci a riuscire a stare in equilibrio su una
ringhiera al saltare giù da un muro sui mucchi di terra
(purtroppo anche con la playstation). Non importa quale sia
il gioco, l'importante è che si provino delle emozioni
sempre più belle e forti. Poi questa "ricerca"
inconscia comincia a salire ad un livello più alto
della coscenza, il bambino diventa ragazzo. Capisce che se
vuole approfondire un argomento non può dedicarsi a
troppe altre cose, e la ricerca fa un grandissimo passo avanti.
Si viene a perdere un po' l'aspetto ludico della questione,
il discorso diventa molto più personale, anche egoistico.
Ci si isola dal mondo e anche negli sport di squadra si gioca
prima per se stessi, poi per la squadra. D'altronde è
un momento di crescita personale, e in fondo è giusto
che sia così. Sono tanti anni che vado in val di Mello,
e per più di dieci anni ci sono andato per i fatti
miei, per giocare con i miei soliti tre amici, per guardare
le linee, per mangiare la polenta taragna e per trovare quelle
paure da vincere che in quest'angolo, ancora poco rovinato
dal "grado a tutti i costi", si trovano su ogni
placca e in ogni fessura anche sul "quintoppiù".
Un posto dove nessuno ti prende per il culo se sei tornato
in dietro da "Fritzina". Quello che in questi anni
da turista (quasi) verticale ho capito è la grande
pazienza con la quale devi studiare tutti i cristalli, il
fatto che se passi spesso è una sciocchezza, ma che
se non passi e il cervello ti si riduce ad una noce moscata
e il polpaccio comincia a tremare e il cristallo ad inumidirsi
sotto le dita: è un dramma. Spesso ho avuto una grande
paura, anzi, mi sono proprio cagato sotto. A volte sono riuscito
ad andare avanti, alcune sono tornato indietro. Parlando con
varie persone è emerso che questa è la Val di
Mello, un posto che ha resistito agli attacchi e alle tentazioni,
non sempre con successo, ma dove nel complesso le linee classiche
sono rimaste pulite dagli spit, e dove nella maggior parte
dei casi per andare avanti più che
le braccia devi allenare il cervello, con buona pace dei super-palestrati.
E qui mi fermo io. Ma certe persone hanno avuto la forza,
la bravura e la volontà di andare avani a "giocare".
Sono cresciuti e continuano a cercare diversi modi per divertirsi
insieme, cercando allo stesso tempo luoghi nuovi e regole
nuove per andare avanti a giocare fino al tramonto. E il gioco
a questo punto diventa serio, per pochi, ma che può
essere di spunto per tutti, quando ad essere allenate sono
sia le dita che il cervello. Dove a determinare la differenza
fra la riuscita o meno è il capire le sensazioni, il
riuscire a sentire quando l'orologio biologico dice: "Adesso
si!". È fantastico vedere che il grado che hai
nelle dita è solo uno dei mezzi che ti permette di
guardare una linea con la speranza di farla. Quello che ho
fotografato adesso credo che sia un qualcosa di importante,
qualcosa che vuole andare avanti tornando indietro, che mette
insieme il desiderio di far vedere a tutti un modo di giocare
con la roccia, coi cristalli e con l'aleatorio e la bellezza
dei posti.
È stato impressionante vedere che nell'epoca delle
bio-tecnologie la ricerca si sia spinta così in avanti
a fare in modo che il miglior spit può essere il tuo
cervello!
Simone Pedeferri
Se è vero che un concetto, un'idea valgono 100
realizzazioni "sterili", per me l'arrampicata
nella sua espressione non ha cercato questa direzione "emotiva",
invece di rimanere per un grosso periodo in stallo con un'evoluzione
monotematica e legata ad un numero, non a 360°, cioè
dove il grado diventa mezzo di "espressione", non
il mezzo dell'espressione.
L'esperienza hard grit fatta in Val di Mello è
uno dei tanti modi di creare nnuove linee, nuove sensazioni
e nuovi approcci senza inventare nulla di rivoluzionario,
ma
riscoprendo una cultura già esistente come quella dei
sassisti e quella dell'hard grit.
Il tutto non per diventare "suoper uomini" ma per
adattarsi alla roccia con un approccio il più naturale
possibile. Il tutto deve venire visto come l'esaltazione
del pericolo a tutti i costi e la bravura nel rischiare: questa
è solo una delle componenti; una parte delle persone
crede che il rischio ai giorni nostri non sia giustificabile,
o forse è solo un modo di autodifesa o di convenienza
del prodotto "arrampicatori sportivi", considerando
che nessuno vuole morire, e si tiene la pellaccia ben stretta.
Secondo il mio giudizio il pericolo di una salita non è
una situazione sbagliata, ma una sensazione da controllare
e capire se è alla nostra postata o è meglio
rinunciare accettando i propri limiti. Questa capacità
si forma con l'allenamento mentale e l'esperienza,
e proprio da queste pulsioni sono nate le vie di hard grit
e i vari highballs in Valle, Proprio la ricerca, il laboratorio,
il continuare a dirre che alle persone che esistono mille
modi di arrampicare, di creare con l'arrampicata, il
costruire, il comunicare, lo scrivere, il parlare, correre,
saltare, scalare e vivere che fanno partedella stessa cosa,
mentre il limitarsi fa parte dei tempi moderni.
Tempi moderni che è il nome di una via di Maricher
che parlava di uno stile nuovo e l'urlo di un'idea,
ma è anchhe il nome di un famoso film di Charlie Chaplin
dove l'alienazione della fabbrica alienava l'uomo,
così penso chhe l'arrampicata non sia solo un
limitarsi alienante, ma debba essere un fine per costruire.
Ecco come è nato tutto con degli amici in una valle
forse per tornare
ARRAMPICATORI LIBERI
Rudy
A volte cammini e vieni rapito da delle forme che si alzano
intorno a te, volumi arrotondati, fessure e spigoli, scivoli
lavorati a gocce e buchi allo scorrere dell'acqua, pance
di granitoi che si trasformano in obelischi dagli equilibri
precari, onde pietrificate. La sensazione è di girare,
senza saperecosa cercare, ma ad un certo punto ti appare,
nascosta, si lascia solo intravvedere, una combbinazione perfetta
di forme che si inseguono verso l'alto collegandosi magicamente
l'una all'altre e già ti immagini di poterla
salire secondo un itinerario mentale, una linea immaginaria
che ti rapisce e ti trattiene alla base a guardare a faccia
in su. Poi torni sotto e sei sempre più avido dei suoi
particolari e dei suoi dettagli. A volte sembra impossibile
da salire, ma mentre la pulisci sotto la spazzola compare
un appiglio dove avevi sperato potesse esserci. Strisce bianche
di magnesio e traiettorie da seguire, scalarla è incredibile.
Piccole fessure: qui ci si può assicurare, poi tutto
si chiude e gli appigli sembrano sparire per ricomparire molto
più in altocome ad indicarti dove devi arrivare in
quetso piccolo viaggio che non sai see quando deciderai di
fare. Non c'è possibilità di protezione
in questa sezione, ma la sequenza è di una bellezza
essenziale: sei attrattoe la vorrsti salire, e probabilmente
i friend nelle fessure terranno, ma ti rimane sempre il dubbio.
Si mescolano una serie di sensazioni, vorresti partire per
il desiderio di scalarla con le sue regole, provi ad immaginarti
già fuori ma potresti sbagliare, forse non è
il momento giusto, meglio rimandare.
Non hai tutto sotto controllo, ma cerchi di valutare dove
potresti passare e dove cadere.
D'improvviso, in un giorno coperto e secco con un bel
vento fresco la tocchi e senti che la puoi fare. In un lampo
la pressione sembra sparire. È il momento magico e
ti senti di partire! Forse è anche lei a suggerirtelo,
sembra impossibile e sei in cuma alla tua linea, difficile
da spiegare.
Poi togli le protezioni che ti ha permesso di piazzare e rimane
libera di continuarea mostrarsi o tornare a nascondersi prima
di farsi di nuovo conquistare.
Il testo completo, tutte le foto
e le relazioni le trovate su PARETI,
numero 35 di ottobre 2003
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|